sabato 7 febbraio 2026

In mezzo alla natura: Fondo Auteri

    Il Fondo Auteri si trova alle pendici del Monte Erice, a Sant’Andrea di Bonagia nel Comune di Valderice, e comprende un’area di circa 4,5 ettari e un baglio di antica costruzione restaurato e riconvertito in struttura di accoglienza. Dopo il suo degrado, riqualificato con un finanziamento UE, viene gestito dalla Cooperativa Sociale “Voglia di vivere” alla quale il Comune l’ha affidata e si interessa dell’integrazione lavorativa di disabili.

Nel fondo sono presenti alberi monumentali, agrumeti, piante ornamentali e aromatiche, un parco giochi per bambini, un’area barbecue, la sorgente, un bunker della seconda guerra mondiale e percorsi segnati per le camminate. La struttura dispone anche di tre camere per ospitare famiglie e associazioni, comitive. È adatta anche ad ospitare manifestazioni di vario genere.

   Sul posto vengono organizzate attività estive e allestite mostre e convegni. In loco si possono degustare, naturalmente su richiesta, prodotti e piatti della cucina locale. L’area è frequentata da scolaresche e scout che possono organizzare i loro percorsi di attività nel grande spazio verde del fondo in mezzo alla natura.
barbecue
Inoltre il Fondo Auteri occupa una posizione favorevole per chi voglia visitare i dintorni come Erice e San Vito Lo Capo, e offre un panorama di grande  bellezza paesaggistica sul golfo di Bonagia e sulla baia di Cornino. Da Fondo Auteri si può raggiungere in pochissimo tempo la riserva naturale di Monte Cofano.
ciottolato esterno

mercoledì 30 luglio 2025

Un incendio devastante

    Nella notte tra il 25 e il 26 luglio anche Monte Cofano, sede di una riserva naturale orientata, come si è verificato ultimamente in altre aree della Sicilia, è stato devastato dalle fiamme a causa del forte vento e dell’altissima temperatura.


Per cercare di salvare la riserva e il suo patrimonio naturale è stato necessario un massiccio intervento dei vigili del fuoco, della forestale, della protezione civile e dei numerosi volontari che sono accorsi in aiuto. Le fiamme si sono alimentate estendendosi fra il comune di Custonaci e quello di San Vito Lo Capo investendo anche la Riserva del Cofano e quella dello Zingaro, entrambi gioielli naturalistici della Sicilia occidentale. Grande è stata la paura degli abitanti molti dei quali sono stati costretti ad abbandonare le loro abitazioni o villette di villeggiatura, almeno quelle più esposte alle fiamme. Sono state ore drammatiche ma, per fortuna, non ci sono state vittime, il bilancio però in termini di disastro ambientale è enorme e ci vorranno diversi anni prima che rispunti la copertura vegetale del suolo che è stato bruciato, se mai avverrà. Ogni incendio causa danni irreversibili alla flora e anche alla fauna perché distrugge l’habitat naturale delle piante e degli animali. Nella Riserva Orientata di Monte Cofano vivevano specie rare ed endemiche che non ricresceranno, nidificavano volatili particolari che non troveranno più i loro rifugi naturali per costruire nidi, inoltre il calore intenso ha ucciso tutti quegli organismi essenziali per la fertilità del suolo causando perdite enormi della biodiversità per la quale ci vorranno decenni per un recupero almeno parziale.

lunedì 15 aprile 2024

Fioriture in riva al mare

   A cominciare dalla primavera, prima dei caldi estivi spesso caratterizzati dai venti di scirocco, la costa rocciosa che va dall’ex tonnara, ormai diruta, di San Giuliano fin oltre Bonagia a raggiungere il lungomare sotto Cofano, si riempie di piccole piante molto interessanti per i loro abbondanti fiori. Alcune di queste fioriture si mantengono anche nelle stagioni successive e sono molto resistenti alla siccità. Le estati mediterranee calde e secche hanno poca influenza sulla loro sopravvivenza, ad esempio le alofile, piante tipicamente marine, si adattano a sopravvivere in condizioni di scarsità d’acqua.

pallenis marithima

Lungo il litorale di Bonagia a toccare quasi il mare, proprio dietro la Tonnara, ne ho fotografate alcune: la  pallenis marithima che sappiamo crescere in pieno sole sulle rupi costiere.
carpobrotus

Tra le succulente ho notato il carpobrotus, (conosciuto anche come unghia di strega) dal portamento cascante e pronto a sbocciare, e l’aloe arborescens quasi nascosta dalle agavi.
aloe arborescens e agavi

A Cornino lungo il litorale pietroso le fioriture di piante sono molto estese dando vita a macchie di fiori dai colori variopinti. Difficile distinguerne le varietà e riconoscerne i nomi.
particolare 

Cornino

Il crithmum maritimum o finocchietto marino cresce molto abbondante in riva al mare e se ne può scorgere anche a distesa.
critthmum maritimum
Esistono naturalmente altri tipi di alofite che per il momento non ho scoperto durante le mie escursioni su questi litorali.

mercoledì 4 ottobre 2023

La Baia di Cornino


Cornino è la frazione balneare del Comune di Custonaci ed una delle mete turistiche più belle ed interessanti della Sicilia occidentale. Il contesto naturale in cui si colloca è quello di Cala Bukuto unito alla scenografica presenza di monte Cofano, infatti Cornino e la sua baia sono parte integrante del territorio compreso nella Riserva naturale del Monte Cofano.


Molto frequentata d’estate per il suo mare dalle acque limpide e cristalline, la baia attira molte famiglie che amano trascorrere le giornate estive, soprattutto le domeniche, lontano dal fragore di San Vito Lo Capo. Il tratto di costa della baia comprende calette sabbiose con spiaggia libera ben attrezzata e parti di scogliera dove ogni anno viene montata una passerella galleggiante per facilitare l’accesso al mare a causa delle rocce molto scivolose che non permetterebbero un’entrata sicura in acqua. Una novità nata da qualche anno è la Tarzan Boat, una specie di parco acquatico itinerante che funziona come una imbarcazione e che costituisce un'eccezionale attrattiva. Le recenti iniziative infatti contribuiscono a far affluire sempre più bagnanti soprattutto giornalieri perché mancano in zona vere e proprie strutture alberghiere per potersi soffermare stabilmente. La piccola spiaggia di sabbia, in parte riportata, è il punto focale della baia e diventa affollatissima tutte le domeniche. A Cornino, fino a tre quattro decenni fa piccolo borgo di pescatori con le case sul mare, le villette dei villeggianti estivi si spingono fin sotto l’ingresso alla riserva di monte Cofano.                   

Molto ha contribuito allo sviluppo del porticciolo l’istituzione di questa riserva che ha uno dei suoi due ingressi, il principale, a Cala Bukuto.

giovedì 23 giugno 2022

La montagna di Erice

   La montagna sulla cui vetta sorge la cittadina medievale di Erice è di grande interesse naturalistico: la sua copertura vegetale varia dalla macchia mediterranea ai boschi e alle pinete fino al giardino del Balio (da pochi anni risistemato).

   Percorrendo in auto i tornanti di Erice, oltre la strada asfaltata si possono incontrare diversi sentieri percorribili a piedi ma anche stradine sterrate praticabili in moto e in mountain bike (si vedono anche dall’ovovia), la montagna, infatti, è meta di escursioni che la rendono fruibile anche dal punto di vista sportivo oltre che naturalistico. I sentieri più noti sono quelli di Sant’Anna che sale lungo il versante occidentale e che raggiunge Erice Vetta e il sentiero di San Matteo, sul versante nord, che raggiunge il Museo agroforestale.
La protezione della montagna è affidata all’Azienda Forestale che è l’Ente che si interessa di ripulire i sentieri esistenti o di creare nuovi percorsi frequentabili e anche di togliere sterpaglie e di sistemare i parafuoco. Purtroppo frequenti incendi, spesso causati dal forte Scirocco, sempre estivi e ormai annuali, hanno distrutto ettari di macchia mediterranea fino a lambire i boschi e le pinete di cui Erice va famosa. Gli incendi sembra vengano causati dalla mano dei piromani che restringono sempre più la sua vegetazione, per non parlare dei disagi causati dalle fiamme ai numerosi villini sorti sui fianchi del monte.

lunedì 6 giugno 2022

Lo Zingaro, riserva naturale orientata

 

  È stata la prima riserva ad essere istituita in Sicilia nel lontano 1981 ed è rimasta sicuramente la riserva più conosciuta e visitata nonostante le prime vicissitudini e gli incendi subiti nell’arco di questi ultimi anni. La riserva è un esempio di conservazione del territorio e della sua biodiversità. Ha diverse analogie floristiche e faunistiche con la Riserva di Monte Cofano con la quale ha continuità territoriale con affinità morfologiche e ambientali, per questo motivo non si può fare a meno di scriverne alcune caratteristiche essenziali. La riserva si estende tra Castellammare del Golfo e Capo San Vito nei quali comuni ricade. Due sono gli ingressi consentiti: uno ad un km circa dal borgo di Scopello e l’altro a circa 12 km dal paese di San Vito Lo Capo. Ogni anno attira più di 300.000 visitatori che si inoltrano attraverso sentieri segnati: il sentiero costiero, il sentiero di mezza costa e il sentiero alto ai quali si aggiungono il sentiero Passo del Lupo e il sentiero Bosco Scardina. 
   Il sentiero più suggestivo è certamente quello costiero da cui si può godere una bellissima vista sulle calette e le spiagge lungo la linea della costa. Al di là di tutte le attività e i vari laboratori che vengono programmati si può visitare la riserva solamente per trascorrere una giornata al contatto con la natura, ma è bene informarsi sul regolamento e su l’equipaggiamento adeguato da indossare.
 La riserva rappresenta un angolo di paradiso ancora incontaminato coperto da una vegetazione di tipo mediterraneo e, oltre alla macchia si trova anche la gariga a palma nana che è il simbolo della riserva dello Zingaro, l’unica palma nana che nasce spontaneamente in Sicilia, ma si contano anche specie endemiche rare come il limonio di Todaro, gli alberi da sughero, il perpetuino, il fiordaliso della Sicilia, il cavolo selvaggio, solo per citarne alcune. Inoltre 25 specie differenti di Orchidee spontanee in primavera possono essere ammirate attraverso tour organizzati.

lunedì 9 settembre 2019

La depressione del mistero

foto scattata dalla strada 'Asse dei Marmi'
   La depressione naturale in località Bufara, a Custonaci, è dovuta a un fenomeno carsico, alla caduta di un meteorite o è legata ad una fantasiosa leggenda della quale abbiamo già spiegato l'origine in una pagina  di questo blog?
 Secondo gli scienziati è dovuta semplicemente ad un normale processo di erosione, sarebbe quindi una formazione geologica carsica (del resto tutto il territorio di Custonaci è interessato dal carsismo) detta dolina che si è creata durante i millenni attraverso l'erosione causata dall'acqua dei ruscelli della zona e che converge a spirale in un punto centrale della fossa detto inghiottitoio.
   La dolina di Bufara è ubicata a sud est della contrada Sperone-Assieni, ha una forma sub-ellittica ampia circa 200 per 300 m ed è profonda circa 40 m. Col tempo l'erosione ha allargato la conca e le pareti sono crollate riempiendola un poco alla volta. Il suo accesso è difficile perché ha pareti a strapiombo, filo spinato all'intorno e sterpaglie ovunque.    
   All'interno ospita una vegetazione di tipo mediterraneo dove un inspiegabile microclima fresco ha favorito lo sviluppo di una flora non riscontrabile all'esterno creando una specie di tappeto verde, innaturale per un territorio arido in cui prevale un clima asciutto quasi tutto l'anno.