Le fioriture dentro la riserva di monte Cofano lungo il litorale roccioso in questi ultimi anni si sono ridotte a causa della calura che ha fatto seccare molte piante. Lungo i percorsi e soprattutto sparsi tra le rocce dove crescono i fiori non resistono all’afa e muoiono con facilità dopo breve tempo dalla loro nascita. Dopo l’incendio devastante a luglio del 2025,
aveva distrutto il manto vegetativo della riserva, era iniziato il processo di rigenerazione dell’ecosistema che però ha subito un rallentamento a causa dell’estrema siccità di questi ultimissimi mesi.

Lo straordinario patrimonio floristico del monte, appena rigenerato, infatti, ha sofferto parecchio quest’estate (forse l’estate più calda che si ricordi) con un clima che è passato da una temperatura estiva nella media ai 40 e più gradi di quest’anno. Dopo l’incendio in particolare la macchia mediterranea aveva mostrato una grande capacità di recupero: la gariga a palma nana era riuscita a ricrescere perché (come è noto) il fuoco non riesce a raggiungere i rizomi sotterranei che dopo qualche mese rigenerano. Lo stesso si è verificato nell’altra riserva Lo Zingaro andata bruciata durante lo stesso incendio del 25 luglio 2025. Per avere un recupero significativo di entrambe le riserve ci vorranno una decina di anni. A monte Cofano, dopo che la vegetazione e i preziosi endemismi erano andati in fumo l’incendio aveva lasciato un paesaggio spettrale. Le conseguenze di tale disastro ambientale hanno lasciato il monte brullo e senza colore, nero per la copertura di cenere. Oltre alla devastazione delle piante il fuoco aveva distrutto tutti i lavori che erano stati eseguiti lungo i sentieri. Ai danni ambientali si sono aggiunti anche quelli economici essendo la riserva molto frequentata dagli escursionisti. Va aggiunta la paura che automaticamente scatta ogni anno nella stagione estiva quando soffia lo scirocco e si teme per gli incendi che, spesso sono dolosi. Viene spontaneo chiedersi se si porrà mai fine a questo scempio della natura di fatto ormai sotto attacco di chi appicca il fuoco in modo criminale mettendo a rischio anche la vita delle persone. La speranza è che questo monte possa ritornare a essere pieno di vita vegetale e animale nel giro di pochissimi mesi. Questo infatti si stava verificando a partire dalla scorsa primavera quando il paesaggio è cominciato a cambiare per le piogge che favorivano la ricrescita della vegetazione: nuovi arbusti e piccole fioriture erano stati segnali di rinascita ambientale, purtroppo non prolungati per l’anticipo della calura estiva, eccessiva e di lunga durata.
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